“Ha addirittura un nome. A me ricorda una diagnosi clinica, la spia di un disagio profondo, ma a quanto pare è di gran moda. Si chiama vaguebooking.
È quella strana ferita digitale che si tenta maldestramente di curare esponendola al mondo. Un abbandono, un tradimento, una delusione cocente, un fidanzato che sparisce diventano un’urgenza comunicativa e si trasformano in un post allusivo scritto con un linguaggio-non linguaggio, da postare sui propri social.
Parlo con tutti e con nessuno. Racconto di un disagio, ma non dico cosa mi fa star male. Strategie lessicali al confine con i problemi di comunicazione”
fonte La stampa.it
“Chi deve capire, capisca.”
- Frecciatine relazionali: “Se tiri troppo la corda, prima o poi si spezza… 🤫”.
- Vittimismo allusivo: “Finalmente ho capito chi mi vuole bene davvero e chi no. Basta maschere.”
- Mistero teatrale: “Il silenzio, a volte, dice molto più di mille parole. 😶”.
- Richiesta di attenzioni: “Giornata pessima. Meglio che non dica nulla per non fare danni…”
- Allusioni lavorative/amicali: “Certi colleghi/amici si rivelano per quello che sono. Delusa.”
Frasi sospese. Allusive. Senza nomi.
Eppure chiarissime per chi si sente chiamato in causa.
Negli ultimi anni questo comportamento digitale ha assunto un nome preciso: vaguebooking, o più in generale vagueposting.
Ma oltre all’aspetto comunicativo e psicologico, c’è un livello più sottile che raramente viene considerato: quello energetico.
Cos’è il vaguebooking
Secondo Wikipedia, il vagueposting è la pubblicazione di contenuti volutamente ambigui sui social network, scritti per attirare attenzione o comunicare qualcosa a qualcuno senza esplicitarlo.
Il termine nasce dall’unione di “vague” e “Facebook”, ma oggi il fenomeno è presente su tutte le piattaforme.
Su Twitter, ad esempio, viene spesso definito subtweeting: parlare di qualcuno senza nominarlo direttamente.
È comunicazione indiretta.
È un messaggio con destinatario implicito.
Perché le persone lo fanno
Un’analisi pubblicata su Psychology Today evidenzia diverse motivazioni psicologiche:
• bisogno di attenzione o supporto
• difficoltà nel confronto diretto
• desiderio di testare chi si interessa davvero
• gestione indiretta del conflitto
Il vaguebooking permette di esprimere un’emozione senza assumersi completamente la responsabilità del dialogo.
È una forma di ambiguità controllata.
Anche La Stampa ha descritto questo fenomeno come tipico della cultura digitale contemporanea, dove l’emotività privata viene esposta pubblicamente, ma filtrata.
Il livello energetico: cosa accade davvero
Ogni parola è un’intenzione.
Ogni intenzione è energia.
Quando scriviamo un messaggio allusivo, ci esponiamo alle critiche, positve o negative, i tutti, tutta sapranno qual’e il nostro stato d’animo in quel momento e la nostra energia viene esposta a tuttto il web.

Ogni volta che comunichiamo in modo indiretto, creiamo un’apertura energetica, esponiamo il nostro fianco la nostra parte più vulnerabile e dopo ci chiediamo come mai abbiamo un’energia bassa e diamo la colpa ai pensieri degli altri.
Non è né giusto né sbagliato.
Ma è una scelta. E’ per fare una scelta bisogna avere chiare le conseguenze.
Se qualcosa è destinato a una persona, forse merita uno spazio diretto.
Se è destinato al mondo, allora può essere espresso con lucidità.
Nel lavoro quotidiano sulla nostra energia, questo fa la differenza.
Perché non tutto ciò che sentiamo ha bisogno di essere pubblicato.
E non tutto ciò che pubblichiamo resta sotto il nostro controllo energetico.
Quando hai un’infinita voglia di gettare pezzi di te e della tua energia nell’etere, puoi fermarti e scegliere:
- Parla apertamente con il diretto interessato, vedrai che il confronto diretto rende molto di più.
- incanala la tua energia in qualcosa che ti piace, la rabbia e la migliore energia creativa che esiste se diretta alla creatività
- meditazione, attività fisica, lettura, tutto è meglio di esporre una parte di te .
- farti una pulizia energetica e continuare con la tua vita, perchè sappiuamo bene che quella persona comunque non comprenderà, perchè se era in grado di comprendere lo aveva gia fatto.
Chissà magari fra qualche tempo daranno un nome anche alla gente che litiga e si insulta sotto i post pubblici della qualunque 🙂
Fonti
• Wikipedia – Voce “Vagueposting”
• Psychology Today – Approfondimenti su vaguebooking e comunicazione digitale
• La Stampa – Articoli sul fenomeno dei post allusivi
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Manuela Galliè
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